La mia infanzia contadina e l’ascesa di Aldo Zilli

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Pane, amarezza e appartenenza nella mia infanzia contadina italiana

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In My Italian Country Childhood, Aldo Zilli offre un libro di memorie vivace e senza fronzoli del suo viaggio dalle aspre colline dell’Abruzzo del dopoguerra alle luci e alle cucine della Soho londinese. È una storia ricca di contrasti – povertà rurale e glamour cosmopolita, silenzio familiare e fama pubblica – raccontata con la stessa audacia che da tempo definisce l’approccio di Zilli al cibo e alla vita. Non si tratta di un libro di memorie tranquillo, ma di un libro onesto, spesso intriso di umorismo, grinta e sprazzi di vulnerabilità.

Nato come ultimo di otto figli da una famiglia di agricoltori di sussistenza, “Alduccio” Zilli è entrato in un mondo plasmato dal lavoro e dalla scarsità. I primi capitoli sono i più forti ed evocativi, basati sui ritmi di una vita autosufficiente. Le giornate iniziavano all’alba con la madre che accendeva la stufa a legna, preparando il pane senza elettricità, gas o acqua corrente. “I miei primi ricordi sono quelli di quando andavo al pozzo a prendere l’acqua per mia madre e tornavo per vederla sorridere e ringraziarmi”, scrive. Questi momenti di semplicità sono diventati, col senno di poi, il fondamento di un’etica sostenibile che Zilli avrebbe portato nelle sue cucine decenni dopo.

La vita nella fattoria era dura. Mungere le mucche, accudire polli e maiali, raccogliere olive, uva e ciliegie: era uno sforzo collettivo della famiglia. Eppure, in mezzo alla fatica, fu in cucina, accanto alla madre, che il ragazzo iniziò a imparare la grammatica elementare del cibo: il potere della semplicità, l’intimità del sapore, la pazienza della preparazione. Se questi primi capitoli fossero stati più lunghi, il libro di memorie avrebbe potuto attingere ancora più a fondo da questo fertile terreno di memoria e tradizione.

Ma a sedici anni, irrequieto e affamato di cambiamenti, Zilli partì. Dopo un breve periodo in Germania, si trasferì a Londra, dove iniziò la lenta e vorticosa scalata da lavapentole a ristoratore. Il libro di memorie cambia marcia: è veloce, frizzante e costellato di camei di celebrità. Compra caviale per George Michael. Freddie Mercury dà quasi fuoco alla cucina cucinando patatine. Madonna fa un’apparizione. Kylie Minogue, Naomi Campbell e i reali passano per le sue porte. Zilli ne trae piacere. “Se pensavo di vivere la vita in corsia di sorpasso, non era niente in confronto a Chris Evans”, dice a proposito del suo ex compagno di bevute.

Ma sotto il glamour, c’è una storia più silenziosa e avvincente: innovazione, resilienza e resa dei conti personale.

Zilli è stato uno dei primi chef londinesi a ispirarsi all’autentica cucina povera italiana e a renderla di moda. Ha fatto conoscere ai commensali la rucola e il prosciutto di Parma sulla pizza e, più tardi, il formaggio di capra con le verdure arrostite, un’idea radicale per l’epoca. Il suo istinto per i sapori non era guidato dalle tendenze, ma dalla memoria. Portò l’anima dell’Abruzzo sulla tavola di Soho.

Altrettanto pionieristica è stata la sua decisione di aprire la cucina, letteralmente. Nel suo ristorante di Covent Garden, i commensali guardavano gli chef stendere e lanciare la pasta della pizza in aria, cuocendola nei tradizionali forni a legna. Il cibo era una performance e Zilli capì che Londra era affamata non solo di nuovi sapori, ma anche di nuove esperienze. “Non voleva solo sfamare la gente”, si legge nel libro di memorie. “Voleva farle divertire”.

Un aneddoto memorabile riguarda l’apertura di Zilli Fish, un decennio dopo il suo primo ristorante. Confuso dall’abitudine britannica di pastellare il pesce e di avvolgerlo nei giornali di ieri, Zilli creò qualcosa di diverso: spaghetti con aragosta, aglio, olio d’oliva, peperoncino fresco e vino. “Così semplice, così sofisticato”. È diventato il suo piatto forte.

Eppure, My Italian Country Childhood non è solo un racconto di ascesa professionale. Zilli non si sottrae alle lotte personali: dipendenze, divorzi, crolli finanziari, incontri con la mafia maltese a Soho. Si ha la sensazione di un uomo che lotta non solo contro le pressioni esterne, ma anche contro i fantasmi interiori. Non c’era mai una pacca sulla spalla o un “ben fatto””, scrive di suo padre. “Le sue parole erano sempre di rabbia e irritazione. Mi diceva di andare a lavorare in un hotel e di portare un po’ di soldi”.

Questo disagio dà forma a gran parte del sottofondo emotivo del libro di memorie. Il ragazzo che ha lasciato l’Italia per costruirsi una nuova vita portava ancora il peso di quell’educazione e solo molto più tardi è riuscito a comprenderne l’impatto. “Tutto inizia con l’infanzia”, riflette. “Lo incolpavo e lo ritenevo responsabile di tutti i miei problemi. Avevo bisogno di tornare in Italia per seppellire i miei demoni, una volta per tutte”.

In questo ritorno, il libro di memorie trova la sua risonanza emotiva. Quella che era iniziata come una storia lineare di ascesa si ripiega su se stessa, rivelando la complessità dell’identità, del perdono e dell’appartenenza.

Perché consiglio questo libro

My Italian Country Childhood è un libro di memorie vivace e senza pretese che offre sia fascino che sostanza. Chi è alla ricerca di gossip sulle celebrità troverà pane per i suoi denti, ma il vero cuore del libro risiede nei suoi passaggi più tranquilli, nella sua evocazione dell’Italia rurale, nella sua meditazione sul cibo e nel suo fare i conti con il passato.

È una storia di trasformazione – un ragazzo di nome Alduccio che è diventato un uomo di nome Aldo – e di come i rituali dell’infanzia, sia nutrienti che dolorosi, abbiano dato forma a una vita di passione culinaria e reinvenzione personale. Per i lettori interessati alle memorie gastronomiche, alla cultura italiana o alle radici non raccontate di un personaggio pubblico, questa è una lettura gratificante e ricca di sapore.

Con umorismo, onestà e un istinto da chef per l’equilibrio, la Zilli ci ricorda che ciò che ereditiamo – a livello culturale, emotivo e gastronomico – può essere sia un peso che un dono. E a volte, per andare avanti, dobbiamo prima tornare indietro.

Questo articolo è stato adattato dalla mia recensione originale pubblicata su Sunflower Publishing.

Wendy Ridolini

Nel 2018, Wendy ha intrapreso l'entusiasmante compito di editing e correzione di bozze di "Olives and Earthquakes", un racconto di avventure in Italia scritto dal suo compagno dislessico.

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