Perché lavorare in Italia

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I vantaggi nascosti di uno stipendio italiano

Questo articolo è stato tratto dal mio post originale pubblicato supagina Facebook di Terri Mastrobuono.

C’è un’Italia che esiste soprattutto nelle cartoline, fatta di pranzi interminabili e pomeriggi tranquilli. La realtà è ben diversa. In Italia si lavora più ore alla settimana rispetto alla media UE di 36,1, e la Costituzione del Paese indica il lavoro come uno dei suoi principi fondanti. Ciò che contraddistingue la vita lavorativa italiana è una serie di tutele, costruite nel corso di decenni di lotte sindacali, che la maggior parte dei lavoratori americani può solo immaginare.

Il tempo libero è un diritto, non un privilegio

In Italia, le ferie pagate non sono una ricompensa per l’anzianità di servizio. La maggior parte dei dipendenti ha diritto a 26-30 giorni di ferie all’anno fin dal primo anno di lavoro, una cifra che negli Stati Uniti di solito spetta solo ai dipendenti con più anzianità.

Il congedo parentale segue la stessa logica di universalità. I datori di lavoro sono tenuti a garantire cinque mesi di congedo di maternità retribuito pari all’80% dello stipendio normale della mamma, indipendentemente dal suo ruolo o dal settore in cui lavora. I papà hanno diritto a 10 giorni di congedo di paternità retribuito, che possono prendere mentre anche la mamma è in congedo, ed entrambi i genitori possono usufruire di altri nove mesi di congedo parentale a una retribuzione ridotta, da prendere in qualsiasi momento prima che il bambino compia dodici anni. Le mamme che allattano e lavorano a tempo pieno hanno diritto a due ore retribuite al giorno per l’allattamento, mentre quelle a tempo parziale ne ricevono una. Queste cifre rappresentano il minimo garantito; molti datori di lavoro, soprattutto per i ruoli più competitivi, offrono molto di più.

Malattia senza ansia

Mentre negli Stati Uniti il congedo per malattia retribuito è lasciato in gran parte alla discrezione dei singoli datori di lavoro, in Italia è una cosa scontata. I lavoratori hanno diritto a un massimo di 180 giorni di congedo per malattia retribuito all’anno. I datori di lavoro coprono interamente i primi tre giorni, poi pagano la metà dello stipendio fino al ventesimo giorno e circa due terzi dello stipendio dal ventunesimo al centottantesimo giorno.

Il sistema prevede dei controlli interni. Un medico invia il certificato medico direttamente all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, che si riserva il diritto di mandare un medico indipendente per confermare la diagnosi. La cosa fondamentale è che un dipendente non può essere licenziato durante questo periodo solo perché sta male: una garanzia che cambia completamente il rapporto tra malattia e lavoro.

Il lavoro come relazione, non come accordo

Negli Stati Uniti, circa tre quarti dei lavoratori hanno un contratto “at will”, il che significa che il rapporto di lavoro può terminare in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo. L’Italia ha un approccio opposto. I datori di lavoro devono dimostrare un motivo valido per il licenziamento, che si tratti di una “giusta causa”, ovvero una grave violazione professionale che giustifica la cessazione immediata del rapporto, oppure di una “causa soggettiva”, ovvero un inadempimento prolungato degli obblighi professionali.

La ristrutturazione e il ridimensionamento rimangono possibili, ma comportano ingenti obblighi di indennità di licenziamento, e i dipendenti che lasciano l’azienda continuano ad avere diritto al sussidio di disoccupazione statale. Il risultato è un mercato del lavoro in cui il cambio di lavoro sembra una scelta ponderata piuttosto che un evento improvviso.

Un’assistenza sanitaria che ti segue ovunque

Lavorare in Italia offre un’ulteriore, silenziosa rassicurazione. Il sistema sanitario nazionale copre tutti i residenti, indipendentemente dalla situazione lavorativa, quindi un cambio di lavoro, o la totale assenza di un impiego, non influisce sull’accesso alle cure di base. Chi vuole continuare a rivolgersi a un medico privato all’interno di una rete assicurativa esistente è libero di continuare a pagare autonomamente quella copertura, oppure semplicemente di pagare di tasca propria quando serve.

Sia l’assicurazione privata che le visite mediche dirette rimangono notevolmente più economiche in Italia che negli Stati Uniti, soprattutto perché il sistema pubblico tiene sotto controllo i costi del settore privato. Il risultato è un paese in cui è raro indebitarsi per motivi di salute, in netto contrasto con l’America, dove il debito sanitario riguarda quasi il 40% degli adulti.

Il rituale del caffè

L’idea che gli italiani trascorrano le loro mattinate tra un caffè e l’altro senza fine non coglie proprio il punto. La parola stessa, «espresso», significa «veloce». Ciò che lo stereotipo azzecca è la qualità. Un espresso costa tra uno e due euro praticamente ovunque nel Paese, e anche il caffè di un normale bar all’angolo o della mensa dell’ufficio ha una profondità che supera di gran lunga il suo prezzo e, molto spesso, anche i suoi equivalenti americani.

Nel loro insieme, questi dettagli descrivono una cultura del lavoro basata sull’idea che il lavoro debba sostenere la vita, non consumarla. È un principio che vale la pena tenere a mente, ovunque tu ti trovi mentre leggi queste righe.

Terri Mastrobuono

Terri Mastrobuono è un'italoamericana di seconda generazione che ora vive stabilmente in Italia.

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L'Italia attraverso lo specchio

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