Approfondimenti sui misteri e le leggende di Napoli
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Facciamo un viaggio in sette luoghi, ognuno con una storia, che ci porteranno nel cuore esoterico di Napoli. Avrai forse sentito parlare di “O’ Munaciello”, una figura della leggenda napoletana la cui ambiguità è simile a quella della città?
Napoli è una città frenetica con una magnifica baia e grandi meraviglie per il palato. Ma ci sono anche 27 secoli di segreti che si nascondono nei suoi numerosi strati di storia. Al di là dei siti imperdibili sui sentieri turistici più battuti, ci sono storie e luoghi della città che mettono alla prova la nostra visione della realtà. Per chi è interessato a ciò che non può essere spiegato facilmente, le tante curiosità di Napoli ti faranno sicuramente venire la pelle d’oca.
1. Il Munaciello: guardiano della città sotterranea
Troverai il Munaciello praticamente ovunque nelle storie napoletane. La maggior parte delle persone lo immagina come un piccolo monaco con una vestaglia larga che si aggira per corridoi bui, ma onestamente questo è solo l’inizio. Napoli è ancora un po’ ossessionata da lui.
Una teoria popolare collega il Munaciello al pozzaro, un antico custode dei pozzi d’acqua di Napoli. Questi lavoratori erano in genere uomini di piccola statura in grado di navigare nell’intricata rete di tunnel sotterranei che fornivano l’acqua alle varie famiglie. Si dice che quando non venivano pagati dai loro padroni, i pozzari prendevano soldi e oggetti di valore per sé e spesso li regalavano alle loro amanti. Questa dualità di generosità e furto è racchiusa in un detto locale: “A volte dà, a volte ruba”.
Alcuni dicono che il Munaciello sia un piccolo demone domestico, molto dispettoso, che va in giro nascosto in un mantello scuro e appare solo all’imbrunire e all’ombra delle case di Napoli. Fa diventare le persone improvvisamente ricche lasciando soldi sul pavimento o portando loro fortuna negli affari; oppure porta via i loro gioielli, tira via le lenzuola di notte e fa loro ogni sorta di dispetti. Se lo tratti con rispetto, ti benedirà; se lo deridi, sarà il tuo peggior nemico. Se sarai rispettoso nei suoi confronti, ti benedirà, altrimenti ti porterà sfortuna.
Un’altra storia racconta che Munaciello era una povera creatura deforme nata dall’amore tra una nobildonna e il suo amante di bassa estrazione. Ecco come va la storia: qualcuno uccise suo padre, così nascosero il ragazzo in un convento, pensando che nessuno avrebbe notato un bambino vestito come un monaco. Cresce sgattaiolando nell’ombra, arrampicandosi sui tetti e scivolando nei vicoli. Aiutava le persone quando meno se lo aspettavano, a volte lasciando monete per i poveri, poi spariva prima che qualcuno potesse ringraziarlo. Dopo la sua morte, la gente giurava che non se ne fosse mai andato davvero. Ora è uno spirito misterioso, un piccolo monaco che distribuisce ricompense o disgrazie, a seconda di come ti comporti.
Per alcuni, il Munaciello riassume la stessa Napoli. Generoso un momento, imprevedibile l’altro, nasconde sempre qualcosa. Altri giurano che sia ancora là fuori, a vagare sotto la città attraverso vecchi pozzi e tunnel fatiscenti, distribuendo fortuna o problemi a suo piacimento. Uno dei luoghi che si dice ancora che frequenti è Villa Gallo, un edificio del XV secolo situato nella zona dei Colli Aminei.
La sua immagine rimane nei negozi e nei portachiavi come simbolo della doppia personalità di Napoli. La sua luce e la sua ombra, la sua fortuna e il suo inganno, la sua fede e la sua paura.
2. Il Monastero di Santa Chiara: Dove lo spirito di una regina rimane
Ora ci dirigiamo verso Piazza del Gesù, proprio nel centro storico di Napoli. La piazza ha i suoi segreti, con strani simboli scolpiti sulla facciata della Chiesa del Gesù Nuovo. Ma in realtà è il Monastero di Santa Chiara che si trova lì accanto a catturarti.
La gente viene qui per l’arte e per le splendide maioliche del chiostro. Ma onestamente c’è dell’altro. Si parla di un fantasma. Si dice che la regina Giovanna d’Angiò, uccisa nel lontano 1382, vaghi ancora per queste sale. Non ha mai trovato pace. Dopo che la Chiesa l’ha cacciata, l’ha messa in una tomba senza nome vicino al monastero. Non c’è una vera e propria sepoltura, non c’è riposo, quindi si dice che stia ancora vagando, alla ricerca di qualcosa che non ha mai ottenuto.
3. La Cappella di San Severo: Il parco giochi alchemico di un principe
La visita alla Cappella di San Severo è una parte essenziale della scoperta del lato esoterico di Napoli. Questo museo è indissolubilmente associato al Principe Raimondo di Sangro, figura enigmatica del XVIII secolo a Napoli.
Alchimista, letterato, inventore, anatomista e molti altri, il principe Raimondo fu a lungo oggetto di numerose dicerie e leggende. Si racconta che il suo splendido palazzo fosse illuminato da luci ultraterrene, che brillavano nel buio della notte accompagnate da suoni di martellate provenienti dal suo palazzo che risuonavano nell’oscurità. Ci sono storie inquietanti sul Principe, tra cui quella secondo cui avrebbe fabbricato sedie con le ossa di sette cardinali e avrebbe rivestito la loro pelle.
Si dice anche che possedesse la capacità di ridurre in polvere il marmo e i metalli, abilità che si dice abbia usato per “pietrificare” il velo di Cristo nella scultura del Cristo Velato. Lo scultore, Giuseppe Sanmartino, sarebbe stato accecato dal Principe per impedirgli di replicare il capolavoro.
Le “macchine anatomiche” sono un altro punto di fascino. La leggenda narra che i corpi utilizzati in quest’opera fossero quelli di due domestici, un uomo e una donna incinta, uccisi per permettere al Principe di sperimentare nuovi metodi di imbalsamazione.
4. La Chiesa del Purgatorio ad Arco: Coltivare i legami con i defunti
Se ti allontani un po’ dalla Cappella di San Severo, troverai Via Tribunali. Questa strada trasuda storia, ma onestamente due luoghi rubano la scena. Il primo è la Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco. Questo luogo è semplicemente stupefacente. Tutto barocco, oro ovunque e opere d’arte di grandi nomi come Luca Giordano e Andrea Vaccaro. C’è molto da vedere, ma la vera sorpresa? C’è una botola nascosta all’interno. Scendi. L’aria cambia. Ti trovi in una cripta fioca e guardi una tomba senza nome incatenata di nero.
A Napoli si parla sempre di come il confine tra la vita e la morte sia sottile. Qui lo puoi percepire. Le “anime pezzentelle” sono anime che si ritiene siano intrappolate nel Purgatorio, incapaci di raggiungere il Paradiso perché sepolte senza preghiere o benedizioni. Per aiutare queste anime, è nata una tradizione unica: i vivi “adottano” un teschio, pulendolo, pregandolo e offrendo fiori. In cambio, si crede che il defunto esaudisca una richiesta specifica.
Il rituale qui non è una vecchia superstizione che la gente ha dimenticato. È profondamente radicato nella vita napoletana, la gente lo segue anche più di quanto non segua i santi, per quanto la Chiesa cerchi di spegnerlo.
All’interno della chiesa, un’anima riceve un’attenzione particolare: Lucia. La sua storia colpisce in modo diverso: si dice che abbia messo fine alla sua vita per amore, così ora la gente arriva con i fiori e drappeggia il suo teschio con un velo da sposa, sperando che aiuti anche loro a trovare l’amore.
5. Napoli sotterranea: Una città sotto la città
Un luogo interessante del nostro itinerario insolito è la NapoliSotterranea, un luogo davvero unico al mondo che parla dell'”altra Napoli”, una città diversa che esiste al di sotto delle strade trafficate.
Le origini di questi passaggi sotterranei possono essere fatte risalire all’antica Grecia. I Greci furono i primi a scavare i tunnel e a rimuovere il tufo per le loro esigenze edilizie. I Romani ampliarono quest’area di tunnel per scopi idraulici.
Nel corso della storia di Napoli, questi tunnel sotterranei sono stati utilizzati per diversi scopi, tra cui i rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra Mondiale.
La Napoli Sotterranea è anche legata a molti miti e leggende, tra cui quella del Munaciello, che si dice vivesse in questi tunnel per le sue imprese maliziose. Scavare in questo mondo sotterraneo non significa solo scoprire la storia nascosta della città. Si tratta anche di togliere il sipario su tutta la strana energia mistica che sembra aleggiare su Napoli.
I tour iniziano in Piazza San Gaetano 68, in Via dei Tribunali, e durano circa 90 minuti.
6. Palazzo Penne: dove un patto con il diavolo è andato storto
Tornando al Monastero di Santa Chiara, percorriamo Via Santa Chiara fino a Via Donnalbina, dove si trova Palazzo Penne, e proseguiamo il nostro tour esoterico di Napoli.
Un palazzo del XV secolo, stretto tra strutture più contemporanee, si collega alla storia di Belzebù in persona.
Antonio Penne, il costruttore del palazzo e segretario del re Ladislao, desiderava corteggiare una certa donna che pretendeva come regalo di nozze un palazzo costruito in una notte. Penne fece un patto con il diavolo per costruire il palazzo in cambio della sua anima.
Astutamente, Antonio inserì una clausola che imponeva al Diavolo di contare i chicchi di grano sparsi nel cortile del palazzo prima di reclamare la sua anima. Antonio cosparse il grano di terra, rendendo impossibile il conteggio. Il Diavolo fu inghiottito da una voragine che si aprì nel cortile, imprigionato sotto Palazzo Penne.
Un’altra versione della leggenda sostiene che Belzebù sia fuggito e sia arrivato al matrimonio di Antonio per reclamare il suo diritto.
7. La tomba di Dracula: Un mistero transilvano a Napoli
La tappa finale è il Convento di Santa Maria la Nova, a poca distanza da Palazzo Penne.
Nel chiostro minore del convento si trova il monumento funebre del conte Matteo Ferrillo, precettore di Alfonso d’Aragona, morto nel 1499. Il collegamento con Dracula?
La nuora di Matteo Ferrillo sarebbe stata la figlia di Vlad Tepes, meglio conosciuto come Dracula. Fu mandata in Italia per proteggerla dalle invasioni turche.
Secondo questa versione della storia, quando il Conte Dracula fu imprigionato dai Turchi, sua figlia Maria lo riscattò e lo portò a Napoli. Lì morì e fu sepolto nella tomba della famiglia Ferrillo.
A sostegno di questa teoria c’è la presenza di un drago, simbolo di Vlad, che adorna la tomba, insieme a due sfingi mai viste prima su una tomba europea. Studiosi italiani e dell’Università di Tallinn hanno indagato su questo mistero, ritenendo plausibile la possibilità che la tomba di Dracula si trovi davvero a Napoli.
Elementi essenziali per la visita
Piazza San Gaetano 69, Napoli. I tour durano circa novanta minuti e rivelano gli antichi acquedotti sotto la città.
Via Francesco de Sanctis 19, Napoli. Ospita il Cristo Velato e le opere del Principe Raimondo di Sangro.
Via Santa Chiara 49, Napoli. Un rifugio tranquillo nel centro della città, noto per i suoi chiostri e le sue leggende sussurrate.
Via dei Tribunali 39, Napoli. I visitatori possono esplorare sia la chiesa decorata che l’inquietante cripta sottostante.
Piazzetta Teodoro Monticelli 121, Napoli. Attualmente è in fase di restauro, ma il cortile rimane un punto di fascino per le guide locali.
Convento di Santa Maria la Nova
Piazza S. Maria la Nova 44, Napoli. L’ingresso comprende l’accesso ai chiostri e al presunto luogo di riposo del Conte Dracula.
