Scopri l’evento enologico Terra di Lavoro di Caserta
La Reggia di Caserta, con i suoi marmi lucidi e la sua atmosfera regale, aveva un’energia diversa questo ottobre. Non si trattava solo di un altro allestimento di lusso: il palazzo era in fermento, pieno di appassionati di vino locali e in visita che si appassionavano a “Terra di Lavoro”.
L’orgoglio della regione, bottiglie piene di grinta, storie e vitigni centenari, tutti protetti dal Consorzio VITICA. Era la terza edizione di “Terra di Lavoro Wines” e io ero lì, bicchiere alla mano, per tuffarmi a capofitto in una masterclass che offriva un’epifania di sapori uniti alla tradizione.
Sotto le arcate del palazzo si sono riuniti appassionati di vino, addetti ai lavori e giornalisti provenienti da tutta Italia e non solo, per celebrare il ricco patrimonio di cinque denominazioni locali: Aversa Asprinio DOC, Falerno del Massico DOC, Galluccio DOC, Roccamonfina IGT e Terre del Volturno IGT.
Non si è trattato di un semplice evento di sorseggio e degustazione. Con masterclass, degustazioni, conferenze sul turismo del vino e spettacoli teatrali, il weekend è stato all’insegna della celebrazione di questi vini e delle storie che hanno da raccontare.
Aversa Asprinio DOC: Il rampicante frizzante
Iniziamo con l’Aversa Asprinio DOC, un vino che ha tanto coraggio quanto carattere. Una varietà dalla buccia sottile, l’uva Asprinio cresce in vigneti alti, con viti addestrate ad arrampicarsi sugli alberi come se fossero in lizza per una vista sulle mura del palazzo.
Conosciuto per la sua acidità snella e vivace, l’Asprinio è un’uva quasi ostinata, che si rifiuta di essere qualcosa di diverso da una rinfrescante freschezza.
Una vera e propria meraviglia locale, questa varietà particolare è addestrata a crescere in altezza, scalando pioppi alti fino a 15 metri. Quando arriva la stagione della vendemmia, abili raccoglitori conosciuti come “uomini ragno” si arrampicano su queste viti torreggianti per raccogliere a mano l’uva. Questa tecnica rara e secolare, unica nella regione Campania, non è solo uno spettacolo. È ciò che conferisce all’Asprinio il suo caratteristico profilo altamente acido, un sapore tagliente e croccante.
L’Asprinio è uno spumante dal carattere deciso, realizzato con il Metodo Martinotti, noto anche come metodo Charmat. In questo caso, la fermentazione secondaria avviene in grandi vasche d’acciaio pressurizzate, catturando la naturale freschezza e le note fruttate e brillanti dell’Asprinio. Il risultato? Una frizzantezza vivace e zuccherina che taglia squisitamente i frutti di mare e dà un tocco perfetto a qualsiasi brindisi locale. Nel bicchiere è frizzante e minerale; si abbina perfettamente alla mozzarella di bufala campana.
Falerno del Massico DOC: Antico, audace e bello
Se l’Aversa Asprinio è il fresco principe dei vini campani, il Falerno del Massico DOC è il suo nobile antenato. Questo vino affonda le sue radici nell’antica Roma, dove veniva celebrato come uno dei migliori vini del mondo. Ancora oggi è un vino che sembra portare il peso della storia in ogni sorso. Prodotto principalmente con uve Aglianico e Piedirosso, è ricco, corposo e profondo: un vino che non chiede solo di essere notato, ma lo esige.
I viticoltori qui non sono interessati a seguire le tendenze. Utilizzano tecniche tradizionali, privilegiando lunghe macerazioni e affinamenti in botti di rovere per produrre vini con strati di frutta scura, tabacco e sfumature terrose. Il Falerno del Massico è un vino costruito per invecchiare, che si evolve nel corso degli anni come una vecchia storia che si svela un po’ di più a ogni replica. È complesso, sì, ma anche incredibilmente ricco di anima, il tipo di vino che invita alla contemplazione e che richiede un pasto robusto.
Galluccio DOC: una gemma vulcanica con una vena di fuoco
Il Galluccio DOC è uno di quei vini di cui non sai di aver bisogno finché non lo provi. Situati sulle pendici vulcaniche del Monte Massico, i vigneti sono nutriti da terreni ricchi di minerali e producono vini brillanti, strutturati e dall’eleganza unica.
I vini Galluccio sono solitamente miscele di Aglianico, Piedirosso e Falanghina, ognuna delle quali apporta la propria magia. L’Aglianico dà struttura, il Piedirosso offre una nota pepata e la Falanghina aggiunge una qualità fragrante, quasi floreale. Insieme, creano un vino vibrante e inaspettato. Il Galluccio è una questione di equilibrio, tra frutta e acidità, potenza e finezza. I viticoltori locali hanno imparato l’arte di preservare questo equilibrio, creando vini profondamente soddisfacenti e allo stesso tempo leggeri. Se ne hai la possibilità, prova ad abbinarlo a formaggi stagionati: la combinazione è pura dinamite.
Roccamonfina IGT: Wild at Heart
Il Roccamonfina IGT è aspro e selvaggio come il paesaggio da cui proviene. Adagiati sulle pendici di un vulcano spento, questi vigneti godono di un clima più fresco, che consente una maturazione più lenta e, di conseguenza, vini di grande profondità e carattere. I vini di Roccamonfina sono spesso prodotti con varietà autoctone come l’Aglianico e il Pallagrello Nero, producendo vini terrosi, speziati e ricchi di fascino.
Questi vini hanno un carattere selvaggio, una qualità grezza e quasi primordiale che fa pensare a un viaggio nel tempo. Ogni sorso rivela un nuovo strato di sapori: bacche rosse, erbe tritate, un pizzico di fumo. I viticoltori qui lasciano che sia la natura a parlare, evitando interventi pesanti e lasciando che il terroir risplenda. Il Roccamonfina IGT è un vino che non ha nulla da invidiare a se stesso, ruvido ma con un cuore d’oro.
Terre del Volturno IGT: una storia di diversità
Infine, arriviamo al Terre del Volturno IGT, l’uomo di tutti i mestieri di questa linea. Questa denominazione consente un’ampia gamma di vitigni, dall’audace Aglianico al delicato Fiano, fino al raro Casavecchia, ognuno dei quali esprime la propria storia. È una testimonianza della diversità della regione di Terra di Lavoro, con ogni produttore che dà la propria impronta al vino.
In un certo senso, Terre del Volturno è come un arazzo, tessuto da diverse varietà, tecniche e personalità. I vini possono variare da bianchi brillanti e vivaci a rossi profondi e cupi, a seconda dell’uvaggio. Ma a prescindere dallo stile, c’è sempre un senso del luogo, a ricordare che questi vini nascono da una regione ricca di storia e orgogliosa delle proprie radici. È il vino per gli avventurosi, per coloro che vogliono esplorare l’intero spettro di ciò che la Campania ha da offrire.
Guardiani: Il Consorzio VITICA
E ora una parola sui custodi di questi vini: il Consorzio VITICA. Fondato nel 2004, la missione di VITICA è quella di proteggere, conservare e promuovere i vini di Caserta. È più di un ente normativo: è il custode di un’eredità. Non si tratta solo di mantenere la qualità, anche se questa è una priorità, ma di onorare la storia, la cultura e le tradizioni di Terra di Lavoro.
Il Consorzio sostiene tutto, dai viticoltori agli imbottigliatori, lavorando per garantire che questi vini non vadano persi in un mondo di produzione di massa. Promuove pratiche sostenibili e investe nei produttori locali, aiutandoli a rimanere competitivi in un settore che può essere spietato. E, naturalmente, sono qui per ricordarci che il vino non è solo una bevanda, ma un riflesso delle persone e dei luoghi che lo creano.
Il lavoro di VITICA non è facile, ma è essenziale. L’azienda opera con pochi mezzi e con uno sguardo rivolto al futuro, proteggendo antiche varietà di uva come la Vitis Hellenica e l’Aminea Gemina che altrimenti potrebbero essere dimenticate. Non si tratta solo di viti, ma di pezzi di storia viventi, ambasciatori di una cultura che privilegia la qualità rispetto alla quantità, la profondità rispetto alla superficialità.
Un brindisi a Terra di Lavoro
Mentre uscivo dalla Reggia di Caserta, non riuscivo a liberarmi di una sensazione agrodolce. I vini di Terra di Lavoro sono stati una rivelazione: una celebrazione dell’orgogliosa tradizione vinicola casertana, ma anche un promemoria del fatto che questi vini sono ancora per lo più sconosciuti al di fuori dell’Italia. Meritano la fama internazionale come i loro cugini più famosi di Montepulciano e del Piemonte, eppure rimangono dei tesori nascosti.
Dal vivace Asprinio al Falerno, che ha un’anima profonda, ogni vino porta con sé la storia di una terra e di un popolo che ha riversato secoli di cuore in ogni vite e in ogni annata. Quindi brindiamo a VITICA, ai viticoltori che non prendono mai scorciatoie e a questi vini che incarnano lo spirito della Campania. Che un giorno possano ottenere il riconoscimento che meritano, ispirando nuove generazioni anche dopo aver versato l’ultimo bicchiere.
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