Un libro di memorie sul Piemonte di Barbara Boyle

View of Piedmont fields

Uno sguardo a *Pinch Me*, il libro di memorie di Barbara Boyle sulla sua nuova vita nel Piemonte

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Barbara Boyle aveva circa cinquant’anni e viveva a San Francisco quando lei e suo marito hanno iniziato a smantellare un fienile in pietra vecchio di trecento anni nella regione del Piemonte, che conoscevano poco. *Pinch Me* è il suo racconto di ciò che è successo dopo, una storia che ricorda un po’ *Sotto il sole della Toscana*, pur ritagliandosi un proprio spazio, decisamente personale.

L’immagine che la gente si fa del trasferirsi in Italia tende a essere una sorta di fantasia: vigneti all’ora d’oro, ville fatiscenti che aspettano una mano amorevole, pasti che si protraggono piacevolmente fino a sera. Il libro di memorie di Boyle riconosce questa fantasia, lasciando però spazio a qualcosa di più completo. La bellezza e il cibo sono esattamente come te li immagini. L’adattamento alla nuova vita, la lingua, le pratiche burocratiche e, cosa più sorprendente, una diagnosi di cancro al seno arrivata proprio nel bel mezzo dei lavori di ristrutturazione, trovano lo stesso spazio nelle pagine del libro.

Il libro si apre con un discorso diretto al lettore, un invito a “una vita incantata in Italia, dove ogni momento, ogni boccone e ogni relazione sono fatti per essere assaporati”. Da lì veniamo trasportati a una sessione settimanale di preparazione della pasta all’Osteria da Gemma, dove le donne lavorano con tecniche tramandate di generazione in generazione, con un’abilità senza fretta e del tutto personale. Boyle nota un calore nell’ambiente che non ha nulla a che vedere con il commercio, ma tutto con una comunità che fa qualcosa che ama.

La storia torna poi alla luna di miele di Boyle e suo marito, quando hanno scoperto il Piemonte per la prima volta. La loro mattinata all’Hotel Villa Beccaris, mentre facevano colazione in una sala con pareti di vetro affacciata sulla valle verso Barolo, diventa il momento in cui la storia prende una svolta.

«Non sapevo in cosa ci fossimo imbattuti», scrive Boyle, «ma sapevo che avevamo trovato un posto speciale. E sapevo che ne volevo ancora».

Quella che segue è una tensione che conoscono bene tutti quelli che si sono innamorati di un posto durante le vacanze: il richiamo di casa contro quello di un altro posto. Boyle valuta con sincerità i costi pratici ed emotivi di una mossa del genere, e ci sono voluti ben diciotto mesi prima che tornasse in Piemonte. Un incontro casuale con un agente immobiliare del posto l’ha portata a scoprire una casa e un fienile abbandonati nella frazione di Roddino.

«Alti e maestosi muri di pietra e porte di ferro arrugginito, finestre e persiane rotte, il tutto coronato da un tetto di vecchie tegole di terracotta», ricorda. «Mi sono girata verso mio marito. “È proprio questo”».

L’acquisto e gli anni di restauro che seguono costituiscono la spina dorsale del libro. Permessi, architetti, costruttori, stagioni che si susseguono. Boyle intreccia questa narrazione concreta con la graduale e faticosa accettazione da parte della comunità locale, e alcuni dei passaggi più belli del libro si trovano proprio qui, nei pasti condivisi e nelle serate tranquille con i vicini.

«C’è qualcosa nel linguaggio della cordialità che è universale», scrive parlando di una di quelle serate, «passandoci i piatti che erano in famiglia da generazioni, bevendo vino dai calici di cristallo che Biagio aveva ereditato da suo nonno. Era impossibile non sentirsi benvenuti, qualunque lingua si parlasse».

Dopo tre anni, la coppia decide di trasferirsi definitivamente in Piemonte, e il ritmo del libro cambia di conseguenza, snodandosi stagione dopo stagione a partire dal momento in cui la casa diventa abitabile.

“Pinch Me” si guadagna un posto tra le memorie dedicate alla rinascita grazie all’onestà con cui è raccontato. Boyle scrive con una lucidità riflessiva che conferisce al libro il suo vero peso.

«Trascorrere del tempo in Italia mi stava insegnando, in prima persona, come qualcosa di così primordiale come mangiare, così essenziale come far parte di una piccola comunità, dia vita a un’esistenza», scrive. «Rallento e ascolto davvero i suoni che mi circondano, assaporo i sapori e gli odori. Rido un po’ più spensieratamente, amo un po’ più spontaneamente.»

Le ricette sono sparse un po’ ovunque nel libro, inserite tra un capitolo e l’altro invece che aggiunte alla fine come un ripensamento, e questo conferisce al libro un tocco personale e concreto. I codici QR rimandano alle foto della casa durante la sua trasformazione: un tocco inaspettato ed efficace che permette al lettore di vedere la storia prendere forma.

“Pinch Me” è un libro di memorie scritto con grande sincerità, e si legge così dalla prima all’ultima pagina.

Perché consiglio questo libro

Ci sono tantissime memorie che ripercorrono il classico percorso di un espatriato che si innamora dell’Italia e vi costruisce una nuova vita. *Pinch Me* si distingue per l’onestà con cui è scritto e per il ritmo coinvolgente della narrazione, con scene di vita quotidiana alternate a passaggi di riflessione sincera.

«Vivere la vita in questo modo, più lentamente, con più consapevolezza e godendomela di più, mi cambia come persona», scrive Boyle, e questa osservazione ha davvero un grande peso, considerando tutto quello che il lettore l’ha già vista affrontare.

La voce narrativa di Boyle rimane sempre ferma e sincera, anche quando la storia affronta delle battute d’arresto e un problema di salute che mette in luce una vulnerabilità che la maggior parte dei lettori riconoscerà in se stessa. Avendo vissuto anch’io un’esperienza simile all’estero, ho trovato questi parallelismi davvero toccanti.

Le ricette che si intrecciano in ogni capitolo aggiungono un ulteriore tocco di intimità: piccoli ricordi culinari che si affiancano alla storia più ampia. La mia copia mi è arrivata autografata, con un segnalibro e un set di cartoline con le foto del libro, un gesto generoso che rispecchiava lo spirito stesso del testo.

This is a masterclass in memoir, rich in sensory detail and carried by an emotional honesty that lingers well after the final page.



Questo articolo è stato adattato dalla mia recensione originale pubblicata su Italy Writers.

Wendy Ridolini

Nel 2018, Wendy ha intrapreso l'entusiasmante compito di editing e correzione di bozze di "Olives and Earthquakes", un racconto di avventure in Italia scritto dal suo compagno dislessico.

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